domenica 26 aprile 2015

25 Aprile 2015, Il giorno della distruzione.


In Italia erano le 8.30 di un tranquillo sabato mattina quando un messaggio dal Nepal trasforma un’antica latente paura nel più reale degli incubi: c’è stato IL terremoto.
Il 15 gennaio 1934 un terremoto di magnitudo 8.2  devastò il Nepal riducendo le maestose città della valle di Kathmandu in un cumulo di macerie.
I sismologi che studiano l’Himalaya hanno registrato che il Nepal viene scosso dal terremoto circa ogni 80 anni. Ne sono passati 81, 3 mesi e 10 giorni. L’imprevedibilità dei terremoti…
Per chi sa l’inglese

Terremoto a parte, gli artefici del degrado e della silenziosa agonia del popolo nepalese sono molti e molto potenti.
I milioni di dollari di aiuti internazionali che fin dagli anni 60 si riversano in Nepal avrebbero già potuto e dovuto risollevare il destino di questo Paese meraviglioso.
Purtroppo, come accade ovunque nel mondo, la logica del profitto, le speculazioni e la peggiore declinazione del concetto di globalizzazione, hanno avuto la meglio.
Da sempre in Nepal l’approvvigionamento giornaliero di acqua è un grande problema per la quasi totalità della popolazione. Ovviamente non per mancanza d’acqua (il Nepal possiede la seconda riserva idrica al mondo dopo il Brasile!), ma per eccesso di avidità umana e mafie.
Stesso discorso per l’elettricità. Chi conosce il Paese sa benissimo cosa vuol dire load shedding. Significa tagli della fornitura elettrica programmati, d’inverno si arriva a 18 ore.  Di questo è complice l’India, che da anni impone al Nepal la vendita della quasi totalità della poca corrente prodotta.
Terremoto a parte, gli artefici del degrado e della silenziosa agonia del popolo nepalese sono molti e molto potenti.
Con un background del genere era praticamente ovvio che un Paese già in ginocchio si sarebbe trovato impreparato ad affrontare una calamità naturale annunciata.

Scusate il preambolo polemico ma forse alcuni di voi ci seguono da poco e non conoscono bene il Nepal.

Il destino ha voluto che Giona, da sempre uno dei pilastri di HT, si trovasse a Kathmandu.
La sua presenza lì ci aiuterà a capire qual è la vera situazione e di cosa hanno bisogno.
Le comunicazioni sono difficili e spesso interrotte.
A Lilliput*, il villaggio dove operiamo:

I BAMBINI SONO TUTTI SALVI

L’OSTELLO CHE ABBIAMO COSTRUITO NON HA SUBITO DANNI

GRAZIE AL PANNELLO SOLARE CHE CI AVETE AIUTATO AD INSTALLARE,

IN PAESE IERI ERAVAMO GLI UNICI AD AVERE CORRENTE ELETTRICA E SONO TUTTI VENUTI A CARICARE I TELEFONI DA NOI.

PER PAURA DI SCOSSE NOTTURNE HANNO DORMITO TUTTI FUORI. L’OSTELLO E IL GIARDINO DELLA SCUOLA SI STANNO TRASFORMANDO IN UN CAMPO DI SFOLLATI DEL PAESE.

Mentre vi scrivo arrivano finalmente pochi telegrafici messaggi di Giona per aggiornarci sulla situazione:

LA SCOSSA DI STAMATTINA HA PROVOCATO ULTERIORI DANNI
IN PAESE SONO CROLLATE ALTRE CASE TRA CUI ANCHE QUELLA DEL NOSTRO PADRONE DI CASA CHE ORA GIUSTAMENTE RECLAMERA’ QUELLA CHE CI HA AFFITTATO

AVEVAMO DA POCO AFFITTATO UN PEZZO DI TERRA CON UN’ANTICA CASINA NEPALESE CHE SAREBBERO DIVENTATI IL NOSTRO PROGETTO DI PERMACULTURA .
IL NOSTRO SOGNO PER ORA SI E’ SGRETOLATO INSIEME ALLA CASINA.

DICONO CHE LA CORRENTE ELETTRICA NON SARA’ FORNITA PER ALMENO UN MESE PERCHE’ SONO CROLLATI QUASI TUTTI I PILONI DELL’ALTA TENSIONE.

IL PANNELLO CHE ABBIAMO E’ PICCOLO E DA SOLO NON HA UNA LUNGA CARICA.
DOBBIAMO ACQUISTARE DEI NUOVI PANNELLI SOLARI.

GIONA DICE CHE OVVIAMENTE ORA E’ TUTTO CHIUSO. IN CITTA’ E NEI VILLAGGI E’ CORSA AGLI ALIMENTI.  A LILLIPUT PER ORA HANNO CIBO E L’ACQUA GRAZIE A DIO VIENE EROGATA COME SEMPRE DUE VOLTE AL GIORNO PER POCHE ORE.

NCELL, UNA DELLE  2 COMPAGNIE TELEFONICHE, PER ORA NON FUNZIONA.

L’India ha portato i primi soccorsi a Kathmandu e nelle zone dell’ epicentro, la grande macchina degli aiuti internazionali si è messa in moto. Nel disastro è confortante sapere che stanno arrivando anche grandi ONG come Medici Senza Frontiere.
Ovviamente nei villaggi la situazione è peggiore perché gli aiuti sono concentrati nella capitale e dell’epicentro.
La situazione è drammatica come le scene che tutti i giorni vediamo arrivare da mezzo Mondo: Siria, Palestina, Africa, Mediterraneo e, spesso assuefatti al dolore come siamo, quelle immagini si perdono velocemente tra le pieghe dei problemi delle nostre vite. Se però ci stai leggendo, per qualche motivo sei forse legato al Nepal o a noi.
Senza religione, abbiamo fondato Human Traction con la convinzione che la potenza dell’essere umano che si adopera per proteggere i propri simili e chi/cosa vive su questo pianeta, sia una scintilla divina che può fare miracoli.
Gli anni di lavoro svolto fino ad ora lo hanno confermato. Voi che ci seguite siete cresciuti proporzionalmente ai fantastici traguardi che abbiamo raggiunto insieme.
Le urgenze del momento ci spingono ad allargare i confini del nostro lavoro al di là dell’ostello e dei “nostri” bambini.
Lilliput, il nostro villaggio, la nostra comunità ha bisogno di noi. Fateci sentire che non siamo soli.

AGGIORNAMENTI SULLA PAGINA FACEBOOK HUMANTRACTION ONLUS
STIAMO ASPETTANDO CHE GIONA RIESCA AD INVIARE IL SUO RACCONTO E LE FOTO PER STUDIARE COME INTERVENIRE.

IN US WE TRUST
Vittoria

* A chi ci conosce ora consiglio di leggere i post vecchi per capire perché chiamiamo il villaggio Lilliput e perché io mi firmo Vittoria.J









1 commento:

  1. Commentare è superfluo...
    (non trovo i post che spiegano i nomi)

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