BIDUR E HARI - DASHAIN E THIAR 2011


DASHAIN
Ragazzi miei,
che gioia che si prova a ritrovarsi di colpo due scimmiette saltellanti in giro per casa!!
Le loro risate contagiose e i loro sguardi felici mi scaldano il cuore profondamente, una forma di amore diverso, che non avevo mai sperimentato prima e che non so spiegare a parole...come un cervello nello stomaco che dice chiaramente: "questi bambini sono un impegno per la vita". E' strano perchè di solito i legami importanti mi spaventano, tendo a scappare piuttosto che coltivare, ma con loro stavolta è diverso.
Abbiamo passato 9 giorni insieme e ce la siamo spassata! All'inizio erano comprensibilmente un po' ingessati, timidi e silenziosi. Siamo arrivati a casa il tardo pomeriggio, fatto merenda e disegnato ma non parlavano, occhi bassi e mezze risposte in un inglese arrugginito. Così dopo cena ho pensato che  KungFu Panda2 potesse essere il compagno migliore per terminare una lunga giornata. Non mi sbagliavo. Le loro risate hanno cominciato a riempire la casa. La mattina seguente dopo una VERA colazione con latte, pane burro e marmellata invece dell'unica cosa che mangiano sempre, dalbhat, e una doccia calda, siamo andati a fare una passeggiata al Monkey Temple e comprato qualche vestito nuovo per loro. Le scarpe di Hari avevano più buchi che suola e i pantaloni della tuta erano strappati.

Parentesi: dato che tutti insieme noi di HT paghiamo anche per il vestiario, a volte mi domando quale sia il reale livello di attenzione di CWIN. Nonostante sia la più accreditata tra le ONG nepalesi, il modus operandi rimane appunto nepalese, cioè a cazzo, scusate il francesismo. A breve andrò a pagare parte della retta annuale e, attingendo a tutte le doti diplomatiche (che non ho),  farò loro un educato cazziatone a riguardo.

Per tradizione durante il Dashain il cielo del Nepal si riempie di aquiloni, sui tetti di tutta Kathmandu si vedono grandi e bambini giocare con il vento che spazza via definitivamente le nubi del monsone, regalandoci finalmente la vista sul maestoso Himalaya. Sarà che sono imbranata, o che da piccola non ho giocato con gli aquiloni, ma per me non c'è stato verso di farne volare uno. Mentre quelli dei bambini volavano alti nel cielo, solo il mio  si schiantava a terra e, dopo averne rotti tre, ho lasciato perdere, lasciando il campo agli esperti per godermi la scena. Abbiamo fatto giardinaggio, pitturato i mobiletti della cucina e fatto un numero incalcolabile di disegni. Bidur, il più grande, è stato immediatamente stregato dal magico giochetto bianco che ci ha regalato Steve Jobs e dopo mezz'ora davanti allo schermo già smanettava tra Itunes, Iphoto e Finder. Ha voluto imparare ad usare Word e si è divertito un sacco a sperimentare vari font, colori e tipi di scrittura mentre Hari era  impegnato in giardino a travasare fiori e terra.

Ovviamente ero felicissima di averli  con me ma questo non era il mio obiettivo. L'obiettivo è ricucire il rapporto familiare così ho richiamato la mamma. Purtroppo era ancora nel suo villaggio lontano perchè era stata male ed aspettava i risultati dell'ospedale.Avremmo quindi avuto il tempo per incontrarci solo una volta, prima del ritorno a scuola. Ho chiesto ai bimbi se volessero comunque andare un giorno al loro villaggio per incontrare zio, cugini e ricevere la tika. La tika è una pappetta di chicchi di riso e polvere rossa che il capo famiglia  mette sulla fronte di tutti  nel giorno principale del Dashain. Rappresenta una sorta di benedizione ed è tradizionalmente un gesto importante, in regalo si riceve frutta, dolcetti dolcissimi (schifosi) e qualche rupia. Insomma per i bambini è come se arrivasse Babbo Natale. Bidur ed Hari hanno detto di sì e così, con l'ormai abituale viaggio sul tetto degli autobus siamo partiti la mattina presto. Lo zio, ed altri non meglio identificati membri della famiglia, erano felici di vedere i bambini che sono subito andati a giocare con il cugino, arrampicandosi sugli alberi per raccogliere le mele.
Come bambini di campagna, come dovrebbe essere. Well done!
Nel frattempo io ero impegnata a tracannare, di nuovo, il temibile raxi con l'allegra famigliola e quando finalmente il dalbhat era pronto, ero già ubriaca. Il malloppo di riso per fortuna  ha aiutato ad asciugare un po' l'acidità di stomaco perchè non sono riuscita a sottrarmi neanche al terzo ed ultimo potente bicchiere che la zia mi ha versato con allegra ferma decisione. Lo zio ha fatto un corso breve di inglese chiedendo a Bidur come si dice questo e quello, hanno chiacchierato e scherzato tra di loro. Anche se purtroppo non c'era Shakty, è stata una bella giornata, tutti erano contenti e io soddisfatta di aver avvicinato di nuovo i fratelli a casa loro.

I giorni sono volati tra giochi e cartoni animati. L'altro ieri Shakty è tornata. Dato che non c'era più tempo per riportare i bambini al villaggio, è venuta lei a casa mia e siamo stati insieme tutto il giorno. All' inizio li ho lasciati soli sul tetto a giocare con l'aquilone e a ristabilire un contatto tra di loro. Poi siamo usciti a comprare un vestito invernale per il figlio più piccolo che vive con lei. Dopo pranzo i bimbi hanno voluto farle vedere Madagascar, le risate della mamma superavano quelle dei figli, negli occhi aveva lo stesso stupore di una bambina ed è stato commovente vederli accoccolati tutti e tre vicini sul divano.
Dashain è seguito da Tihar. Altro festone indu, altra settimana a casa da scuola. Shakty mi ha detto che sarà a casa e che vorrebbe avere i bambini. Fantastico!!! Mi dispiaceva molto aver appena perso un' occasione per farli stare insieme ed eccone subito un'altra, viva le feste religiose!!! La mamma, felice ha preso l'ultimo bus del tardo pomeriggio, i bimbi ed io abbiamo preparato il loro zaino e le loro cose per il rientro all'ostello. Erano felici delle vacanze trascorse, felici di aver visto la mamma e felici di poterla rivedere a breve. L'indomani li ho riportati all'ufficio di Cwin, abbiamo accordato il permesso per la prossima vacanza e salutandoli ho sentito ancora quel caldo morbido nello stomaco, "see you soon guys, I love you".